Il Piano Alto di Noto: una ricerca approfondita tra storia, memoria e tradizione
Il Piano Alto, chiamato dai netini “u Cianazzu”, è probabilmente il quartiere che meglio conserva l’anima popolare di Noto. A differenza del Corso Vittorio Emanuele, nato come spazio della rappresentanza aristocratica e religiosa, il Piano Alto è stato per oltre tre secoli il quartiere della vita quotidiana: artigiani, muratori, contadini, fornai, piccoli commercianti e famiglie numerose hanno costruito qui una cultura fondata sulla solidarietà e sulla memoria condivisa. La stessa conformazione urbana, con vicoli stretti e piccole corti, favoriva una forte coesione sociale.
1. Il “Cianazzu”: un’identità più che un quartiere
Gli anziani di Noto raccontano ancora oggi che chi nasceva al Piano Alto “era del Cianazzu” prima ancora che di Noto.
Non era soltanto un’indicazione geografica.
Essere del Piano Alto significava appartenere ad una comunità nella quale:
- tutti conoscevano tutti;
- le porte restavano aperte durante il giorno;
- i bambini venivano educati dall’intero vicinato;
- le difficoltà economiche venivano affrontate collettivamente.
Esisteva una sorta di mutuo soccorso spontaneo:
- si prestava il pane;
- si divideva il raccolto;
- si aiutavano gli anziani;
- durante i lutti l’intero quartiere partecipava.
Questa organizzazione sociale ricorda quella dei piccoli borghi rurali siciliani più che quella di una città.



2. Le leggende autentiche del Piano Alto
A differenza di altri centri siciliani, il Piano Alto non possiede un corpus di leggende ufficialmente raccolte dagli etnografi. La sua tradizione è soprattutto orale, e va distinta dalle ricostruzioni folkloristiche prive di fonti.
Il Crocifisso che proteggeva il quartiere
La devozione verso il Santissimo Crocifisso era tale che molti abitanti attribuivano al simulacro una funzione protettiva.
Secondo testimonianze tramandate oralmente:
- durante le epidemie si accendevano ceri votivi;
- nei periodi di siccità venivano organizzate processioni straordinarie;
- alcune famiglie conservavano piccoli ex voto ricevuti per guarigioni ritenute miracolose.
Questi racconti appartengono alla tradizione religiosa popolare e non sono documentati come eventi storici.
Le “truvature”
Una tradizione molto diffusa anche nel Piano Alto riguarda le truvature, cioè i tesori nascosti.
Secondo il racconto popolare:
- alcune case costruite subito dopo il terremoto sarebbero sorte sopra antichi depositi di monete;
- i tesori sarebbero stati custoditi da spiriti o “guardiani”;
- chi tentava di scavare senza seguire particolari rituali veniva spaventato da rumori, apparizioni o sogni inquietanti.
Le “truvature” sono una delle più importanti tradizioni folkloriche siciliane e sono documentate dagli studi di demologia dell’isola.
Le anime del terremoto
Un racconto ricorrente fra gli anziani descriveva il vento d’inverno che attraversava i vicoli come “le voci di Noto Antica”.
Era un modo poetico per ricordare la distruzione del 1693 e il sacrificio di chi dovette ricostruire la città da zero.
3. I personaggi che hanno costruito il Piano Alto
Rosario Gagliardi
Il principale protagonista della trasformazione architettonica fu Rosario Gagliardi (vedi docufilm biografico), autore della Chiesa del Santissimo Crocifisso, che domina Piazza Mazzini. La sua opera contribuì a definire il volto monumentale del quartiere.
I maestri scalpellini
Più dei grandi architetti, però, furono gli scalpellini anonimi a costruire realmente il Piano Alto.
Essi lavoravano la pietra calcarea di Noto realizzando:
- balconi;
- cornici;
- stemmi;
- capitelli;
- mascheroni.
Molti vivevano proprio nel quartiere.
Il loro sapere veniva tramandato esclusivamente osservando il padre al lavoro.
I capimastri
Tra Settecento e Ottocento il Piano Alto ospitava numerosi capimastri.
Erano figure fondamentali:
- organizzavano i cantieri;
- sceglievano gli operai;
- controllavano la qualità della pietra;
- dirigevano la costruzione dei palazzi.
Molti lavoravano contemporaneamente nei cantieri delle chiese e delle dimore nobiliari.
4. Gli antichi mestieri
Il fornaio
Il forno rappresentava uno dei principali luoghi di aggregazione.
Ogni famiglia impastava il pane in casa.
Successivamente lo portava al forno comune.
Ogni pagnotta veniva riconosciuta grazie ad un marchio inciso sull’impasto.
Il calzolaio
Le scarpe costavano moltissimo.
Venivano:
- risuolate;
- ricucite;
- adattate ai figli più piccoli.
Una scarpa poteva durare anche dieci anni.
Il fabbro
Costruiva:
- ferri per muli;
- serrature;
- chiavi;
- inferriate;
- utensili agricoli.
La sua bottega era spesso anche luogo di ritrovo.
Il falegname
Produceva:
- porte;
- tavoli;
- sedie;
- armadi;
- carretti.
Molti mobili ancora presenti nelle case del Piano Alto sono stati realizzati artigianalmente da falegnami del quartiere.
Le ricamatrici
Le donne trascorrevano moltissime ore lavorando il corredo.
Ricamavano:
- lenzuola;
- asciugamani;
- tovaglie;
- fazzoletti.
Il corredo accompagnava una ragazza fin dalla nascita fino al matrimonio.
Gli ambulanti
Ogni giorno il quartiere veniva attraversato da venditori itineranti.
Tra i più ricordati:
- il pescivendolo;
- il venditore di ghiaccio;
- il fruttivendolo;
- l’arrotino;
- il ramaiolo;
- il venditore di stoffe.
Ognuno aveva un richiamo caratteristico in dialetto siciliano.
5. La vita nel vicolo
Uno degli aspetti più caratteristici del Piano Alto era la vita completamente vissuta all’aperto.
Durante l’estate:
- si cenava davanti alla porta di casa;
- si raccontavano storie fino a tarda sera;
- gli anziani insegnavano ai bambini proverbi e racconti.
Le donne sedevano con le sedie impagliate.
Gli uomini giocavano a carte.
I bambini correvano nei vicoli senza automobili.
La strada era una vera estensione della casa.
6. La cultura orale
Prima della televisione il quartiere viveva attraverso il racconto.
Le storie passavano:
- dai nonni ai nipoti;
- durante la panificazione;
- nelle veglie invernali;
- durante le feste religiose.
Era frequente ascoltare:
- racconti di briganti;
- storie di santi;
- episodi del terremoto;
- novelle popolari;
- cunti siciliani.
Questa tradizione si inserisce nel più ampio patrimonio orale della Sicilia, alimentato anche dalla figura del cantastorie.



7. Soprannomi e identità
Un elemento poco studiato, ma fondamentale, è quello dei soprannomi di famiglia.
Nel Piano Alto molte persone erano conosciute più con il soprannome che con il cognome.
Il soprannome:
- identificava il mestiere;
- ricordava un antenato;
- descriveva una caratteristica fisica;
- raccontava un episodio curioso.
Questa pratica era indispensabile in un quartiere dove molte famiglie condividevano gli stessi cognomi.
8. Gli aneddoti della memoria popolare
Dalle testimonianze raccolte nel tempo emergono alcuni episodi ricorrenti:
- Quando una famiglia preparava il sugo la domenica, il profumo invadeva l’intero vicolo e spesso un piatto veniva portato ai vicini anziani.
- Alla nascita di un bambino, le donne del quartiere si alternavano nell’aiutare la madre durante le prime settimane.
- Nei giorni di pioggia i bambini trasformavano le scalinate del Piano Alto in piste per piccoli giochi improvvisati con barchette di carta.
- Durante le sere d’estate era comune che un anziano raccontasse episodi del terremoto del 1693 come se fossero stati vissuti in prima persona, pur tramandati da generazioni.
9. Una storia ancora da scrivere
L’aspetto più sorprendente è che la storia del Piano Alto è solo in parte documentata. Gli studi si concentrano soprattutto sull’urbanistica e sull’architettura della nuova Noto, mentre la vita quotidiana del quartiere sopravvive soprattutto nella memoria orale degli abitanti.
Per questo motivo, il Piano Alto rappresenta un patrimonio etnografico ancora in gran parte inesplorato. Interviste agli anziani, raccolta di fotografie di famiglia, registrazione dei soprannomi storici e dei racconti in dialetto potrebbero restituire una storia “dal basso” della Noto barocca: non quella dei palazzi e dei nobili, ma quella delle persone che li hanno costruiti e vissuti.