Chiesa del S. Crocifisso

Informazioni generali

Nome: Chiesa del Santissimo Crocifisso
Località: Piazza Mazzini, Noto (SR), Sicilia
Epoca di costruzione: dal 1715, con completamenti nei decenni successivi
Architetto: Rosario Gagliardi (attribuzione)
Stile: Barocco siciliano
Culto: Chiesa cattolica
Diocesi: Diocesi di Noto


Descrizione

La Chiesa del Santissimo Crocifisso è uno dei monumenti religiosi più importanti della città di Noto e rappresenta, dopo la Cattedrale di San Nicolò, il secondo edificio sacro per dimensioni e rilevanza artistica. Sorge nel cosiddetto Piano Alto, la parte più elevata del centro storico, in posizione dominante su Piazza Mazzini.

La sua imponenza, l’eleganza delle linee architettoniche e il ricco patrimonio artistico custodito al suo interno ne fanno una delle principali testimonianze del Barocco siciliano ricostruito dopo il devastante terremoto del 1693.


Storia

XI – XII (costruzione antica chiesa)

Gli storici sono concordi nel ritenere attendibile, perché avvalorata da diversi indizi, la tradizione secondo la quale la prima chiesa del SS. Crocifisso, detta di S. Maria del Castello, sarebbe stata edificata a Noto Antica nei primi anni del dominio normanno, tra la fine del secolo XI e l’inizio del secolo XII.

XI –  XII (denominazione antica chiesa)

La denominazione originaria, S. Maria del Castello, conteneva la specificazione della singolare posizione del sito di edificazione. La chiesa, la prima che si poteva ammirare entrando a Noto Antica dalla Porta della Montagna, cioè da nord, volgeva la facciata a nord-ovest, verso il Castello edificato dal Duca Giordano sull’istmo del Monte Alveria. Dominava, altresì, con l’abside la parete rocciosa nella quale si aprivano alcune grotte artificiali che in seguito vennero chiamate celle del Crocifisso.

XI – XII (collocazione leoni romanici)

Già in età normanna furono collocati ai lati dell’ingresso principale due leoni di pietra di tipologia romanica, che divennero parte integrante dell’identità della chiesa.

XII – XIV ( tradizione antica chiesa)

Nella chiesa di S. Maria del Castello a Noto Antica si custodiva un’antica immagine del Crocifisso dipinta su tavola, che la tradizione attribuiva all’evangelista Luca. Il dipinto, ritenuto miracoloso, si teneva esposto nella chiesa che divenne un santuario frequentato da pellegrini provenienti da ogni parte della Sicilia. La fama del dipinto miracoloso s’impose anche all’attenzione dell’eremita itinerante piacentino fra Corrado Confalonieri, il quale, giunto in Sicilia dopo un lungo pellegrinaggio, volle recarsi di persona a Noto Antica, per prostrarsi dinanzi alla Sacra Immagine. Intorno al 1331-32, il frate, proveniente da Palazzolo, varcò la Porta della Montagna e raggiunse la chiesa di S. Maria del Castello, dove si dispose in preghiera. Da allora tradizione riferisce che l’eremita si recasse in preghiera davanti al crocifisso ogni venerdì.

XV – XVI (scultura antica chiesa)

Sono del periodo compreso tra gli ultimi decenni del Quattrocento ed i primi del Cinquecento le prime notizie che riferiscono della presenza, nella chiesa di S. Maria del Castello a Noto Antica, della Madonna Bianca, una pregevole scultura marmorea del 1471, eseguita dalla scultore dalmata Francesco Laurana.

XV – 1514 (trasformazioni antica chiesa)

Tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI secolo l’architetto netino Giovanni Manuella realizzò nella chiesa di S. Maria del Castello a Noto Antica, alcune opere rilevanti, che ebbero un impatto sulla massa volumetrica del manufatto, nonché implicazioni sul piano della percezione dello stesso nel contesto urbano dell’antica Noto: la costruzione di due nuove cappelle, una per ogni lato dell’edificio e l’edificazione di una torre campanaria. Le opere furono ultimate nel 1514.

1485 – 1486 (donazione reliquia antica chiesa)

Nel 1485 il giovane apprendista orafo Giovanni Mazzoni, di ritorno dalla Spagna, portò a Noto Antica un frammento di legno, ritenuto proveniente dalla Croce di Cristo e, per adempiere ad un voto pronunciato prima di partire, come segno di ringraziamento per essere ritornato incolume dal viaggio, lo donò alla chiesa di S. Maria del Castello. Dopo la ricognizione canonica eseguita dal vescovo di Siracusa, mons. Dalmazio, e l’emanazione del decreto del 28 Aprile 1486, il frammento di legno, noto come “lignum Crucis”, fu inserito in un prezioso reliquiario di oro bianco a forma di croce greca, della fine del Quattrocento.

XVI  (torre campanaria antica chiesa)

La torre campanaria costruita dal Manuella era considerata, per il modo in cui era stata realizzata, un’opera ardita. Essa poggiava sulla cappella edificata dallo stesso architetto nel lato destro della chiesa e sull’ultimo degli archi dell’acquedotto che introduceva l’acqua in città dal bastione occidentale. Era un riferimento percettivo per la città, motivo di orgoglio per i netini, che la ritenevano un monumento eccezionale. Per questo, vi fu scolpita la frase latina QUID IUVAT ANTIQUOS ASIAE MEMORARE COLOSSOS? QUOD STUPEANT SICULI PROVIDA NETUS HABET.

XVII  (santa spina antica chiesa)

Intorno al 1660, dopo la chiusura del convento dei Frati Eremitani di S. Agostino, disposta in esecuzione della Bolla Instauranda emanata da papa Innocenzo X nel 1652, la reliquia nota come Santa Spina fu prelevata dalla chiesa di S. Mauro, annessa allo stesso convento, e trasferita nella chiesa del SS. Crocifisso a Noto Antica. La reliquia, che la tradizione riteneva proveniente dalla corona di spine di Cristo, era stata portata a Noto intorno al 1225 da un francescano reduce dalla Terrasanta e donata alla chiesa di S. Francesco. Tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, per motivi che non si conoscono, era stata trasferita nella chiesa di S. Mauro, dei frati Eremitani, dove era rimasta fino al giorno del successivo trasferimento nella chiesa del SS. Crocifisso, eseguito, su disposizione dei Giurati di Noto, grazie all’interessamento della marchesa di Trezzano Eleonora Landolina, figlia del barone Michele.

1634  (organo antica chiesa)

La prima notizia circa la presenza di un organo nella chiesa del SS. Crocifisso di Noto Antica, risale al 1634.

1689  (altari antica chiesa)

Nella relazione della visita pastorale di mons. Francesco Fortezza, che si svolse il 26 maggio 1689, si riferisce che la chiesa del SS. Crocifisso di Noto Antica, aveva otto altari, in aggiunta a quello maggiore, indicati come del SS. Crocifisso, della Madonna della Scala, dell’Assunta, della Madonna di Monserrato, della Madonna di Tolentino, delle Anime Purganti, di S. Olivia, della Madonna dell’Udienza.

1693  (distruzione antica chiesa)

L’11 gennaio 1693 la chiesa del SS. Crocifisso fu distrutta dal terremoto catastrofico che rase al suolo Noto Antica e più di quaranta città della Sicilia. Così, dell’ardita torre campanaria del Manuella e delle sue splendide cappelle rinascimentali non rimase che un cumulo informe di rovine. Trascorsi alcuni mesi dal giorno del disastro, alla fine di un inverno che era stato freddo e piovoso, i superstiti, che avevano cominciato a scavare per cercare di recuperare il possibile, trovarono quasi intatta la statua della Madonna Bianca, i due leoni romanici che fiancheggiavano il portale, le reliquie della Santa Spina e della Croce. Recuperarono anche ciò che rimaneva dell’antico dipinto del Crocifisso, venerato in tutta la Sicilia: solo pochi frammenti, tra i tanti di legno marcio dispersi tra le macerie.

1693 – 1696 (ricostruzione provvisoria intero bene)

Dopo l’insediamento sul colle Meti, in una prima fase di ricostruzione, la chiesa del SS. Crocifisso era ospitata in una struttura provvisoria, una baracca fatta di travi di legno e tavole, che, in violazione delle direttive date dal Duca di Camastra, nominato vicario generale per il Val di Noto dal viceré Uzeda, era stata ubicata nella parte bassa del poggio. Quando, nel dicembre del 1694, il duca tornò per controllare come procedevano i lavori di ricostruzione, nel costatare che le sue disposizioni erano state violate, ordinò che la baracca del Crocifisso fosse spiantata e trasferita sul pianoro del Meti, noto come pianazzo. Il vescovo Asdrubale Termini, venuto a Noto in visita pastorale, il 29 marzo 1696 si recò nella baracca che ospitava la chiesa del SS. Crocifisso, nel cui unico altare erano custodite le reliquie “de ligno Crucis et de spina Coronae”.

XVIII  (prima fase edificatoria intero bene)

La ricostruzione in muratura conobbe diverse fasi edificatorie. In una prima fase la chiesa fu orientata ad est. Si ritiene che una parte di quella costruzione oggi sopravviva nell’attuale Cappella Landolina, che occuperebbe, pertanto, l’area occupata dall’abside nella prima fase edificatoria.

XVIII  (affreschi navata centrale )

Poco dopo il 1770 il pittore netino Costantino Carasi realizzò, su incarico della collegiata del SS. Crocifisso, gli affreschi della volta della navata centrale. L’artista sviluppò il tema della salvezza, articolando la narrazione pittorica con tre diverse rappresentazioni: “Il Battesimo del re moro”, che sarebbe meglio intendere come “Il diacono Filippo battezza l’eunuco della regina Candace”; “Gesù Redentore riscatta le anime dei giusti dell’Antico Testamento”, noto anche come La storia della Salvezza; “Dio Padre in gloria”.

XVIII – XVIII (affreschi pennacchi della cupola)

Agli anni Ottanta del Settecento risalgono anche le rappresentazioni dei Quattro Evangelisti che il Carasi impresse, con la tecnica dell’affresco, sui pennacchi del cupolone.

XVIII – XIX (realizzazione dipinti altari laterali)

Tra gli ultimi decenni del Settecento ed i primi dell’Ottocento furono eseguite le pale degli altari laterali, tutte di autore ignoto.

1715  (inizio ricostruzione definitiva intero bene)

La chiesa definitiva, quella attuale, venne ricostruita a partire dal 1715, su progetto dell’architetto Rosario Gagliardi.

1728  (progetto capitelli)

Nel 1728 l’architetto Rosario Gagliardi viene incaricato di eseguire i disegni dei capitelli delle paraste, sulla facciata e sulle fiancate della chiesa.

1730  (fine dei lavori intero bene)

La chiesa attuale fu completata nelle strutture intorno al 1730. Prima del completamento dei lavori fu posto, sopra il portale centrale della facciata, un cartiglio di pietra con la data del 1715, recante un’iscrizione latina che ricordava la tradizione riguardante l’attribuzione a S. Luca dell’antico Crocifisso ligneo portato dai normanni: QVOD OLIM DELVBRVM AD CXVM S. LVCAE MANV PICTVM VEL AB VLTRA MARE FLVXVRIS ROGERIVS COMES EXTRVXIT HIC CVM VRBE REDDITVM 1715.

1746  (realizzazione croce dorata dipinto)

Dopo la ricostruzione nel sito del Meti, la prima ricognizione canonica dei frammenti dell’antico Crocifisso dipinto su tavola, recuperati tra le macerie della chiesa omonima di Noto Antica, fu eseguita il 28 maggio 1746, vigilia di Pentecoste. Nell’occasione i frammenti furono inseriti nei bracci di una grande croce di legno dorato, disegnata dall’architetto Rosario Gagliardi e realizzata dall’artigiano Vincenzo Rotondo. Il volto del Cristo, dipinto su una tavoletta di noce, fu inserito, in modo da risultare visibile, in un comparto ovale con protezione di vetro, all’uopo realizzato in corrispondenza dell’intersezione tra i bracci della croce.

1779 – 1780 (stuccatura cappella Landolina)

Tra il 1779 ed il 1780, lo stuccatore Gioacchino Gianforma realizzò le decorazioni in stucco della cappella Landolina. In particolare: quattro cornici contornate da motivi floreali con indorature, due per ogni parete laterale; una grande raggiera dorata, sulla parete che fa da sfondo all’altare del SS. Sacramento; le allegorie di due Virtù Teologali, la Fede e la Speranza, ai lati del tabernacolo contenente Gesù Eucarestia, simbolo della Carità.

1781 –  1782 (stuccatura intero bene)

Il 2 giugno 1781, Gioacchino Gianforma stipulò con i canonici della collegiata del SS. Crocifisso un nuovo contratto, con il quale si impegnava, per una somma di c150 onze, a completare definitivamente le decorazioni in stucco dell’interno, in particolare dell’abside, della cupola e del transetto. I lavori di stuccatura dell’interno, finanziati in gran parte dai marchesi di Sant’Alfano, furono completati nel 1782, anno a cui risale, in particolare, la realizzazione, nella parte alta del retro della facciata, di uno stemma in stucco del nobile casato. Lo stemma, che era lo stesso della città, alba crux in purpureo campo, recava l’iscrizione latina STEMMA DAT URBI e la data MDCCLXXXII (1782).

1783  (affreschi cappella Landolina)

Risale probabilmente al 1783 l’affresco con finalità didascaliche che il pittore Costantino Carasi realizzò sulla volta della cappella Landolina: La Chiesa, sostenuta dalla Fede, sconfigge tutti i suoi nemici e le loro eresie.

1783 – 1784 (realizzazione dipinti cappella Landolina)

Ancora per la cappella Landolina, o del SS. Sacramento, nel biennio 1783 – 84 Costantino Carasi rappresentò su quattro teleri dipinti ad olio altrettanti episodi del Nuovo Testamento: Gesù e la samaritana, Gesù e l’adultera, la cena di Emmaus, la Visione di S. Giovanni a Patmos: la Gerusalemme Celeste. Le opere furono collocate nelle pareti della cappella, dove Gioacchino Gianforma aveva già realizzato quattro ricche cornici in stucco.

1828 – 1828 (rifacimento teca reliquia)

La teca argentea della Santa Spina fu modificata dall’orefice siracusano Gaetano Peres, che la consegnò alla chiesa del SS. Crocifisso nell’ottobre del 1828. Il Peres aggiunse varie parti in oro, mantenendo all’interno i due cherubini d’argento indorato del 1698.

1841 – 1869 (manutenzione organo)

Da due note di spesa, rispettivamente del 1841 e del 1869, relative alle somme erogate per la manutenzione dell’organo della chiesa, e da alcuni mandati di pagamento si evince che, nel diciannovesimo secolo, la chiesa del SS. Crocifisso disponeva già di uno strumento, che veniva utilizzato in determinate occasioni. L’organo a cui si fa riferimento era certamente diverso da quello attuale, che fu costruito successivamente, alla fine del diciannovesimo secolo.

1880  ( crollo cupola)

La sera del 13 febbraio 1880, la cupola del SS. Crocifisso, la cui precarietà statica, già rilevata dall’ingegnere del comune di Noto, era stata sottovalutata, rovinò al suolo senza arrecare danno ai fedeli. Il crollo procurò gravi danni alla pavimentazione e ad altre parti dell’edificio. Si persero gli stucchi del Gianforma e gli affreschi del Carasi. Rimasero illesi la Madonna Bianca del Laurana e la Santa Spina, che fu affidata, in un primo momento, alle monache del monastero della SS. Annunziata, noto come Badia Nuova. Le attività della chiesa furono ospitate nella vicina chiesa di S. Francesco di Paola.

1880 – 1898 (ricostruzione cupola )

I lavori per la ricostruzione della cupola furono eseguiti su progetto dell’ingegnere netino Sergio Sallicano e completati nel 1898. Contestualmente furono eseguite anche altre opere di carattere edilizio, come il consolidamento strutturale della cappella Landolina ed il rifacimento della pavimentazione. Opera, quest’ultima, che venne finanziata dalla marchesa di Sant’Alfano Concetta Trigona.

1898  (benedizione intero bene )

Il 12 giugno 1898 la chiesa fu benedetta dal vescovo Giovanni Blandini. Alla benedizione seguì, nel pomeriggio, la processione del Divinissimo Sacramento, che dalla chiesa di S. Francesco di Paola fu condotto fino alla chiesa del SS. Crocifisso.

1898  (restauro cappella Landolina )

Il restauro interno della cappella Landolina fu affidato dalla nuova marchesa, Antonietta Bonanno, all’artista Mariano Senia.

1898 – 1898 (costruzione organo)

I lavori per la costruzione dell’organo a canne, eseguiti dall’organaro Michele Polizzi da Caltanissetta, residente a Modica, si svolsero mentre era in atto il restauro della cappella Landolina. Il nuovo strumento fu inaugurato il 3 settembre 1898, con un concerto eseguito dal prof. Antonino Mauro, docente d’organo del R. Conservatorio di Musica di Palermo, dopo essere stato collaudato dallo stesso organista e benedetto dal vescovo Giovanni Blandini.

1920  (erezione a parrocchia carattere generale)

La chiesa del SS. Crocifisso divenne parrocchia il 16 luglio 1920, in forza del decreto emanato dal vescovo Vizzini.

1923 – 1928 (confraternita carattere generale)

Nella parrocchia del SS. Crocifisso, in data 11 marzo 1923 fu eretta, con decreto del vescovo Vizzini, la nuova confraternita del SS. Sacramento, il cui statuto sociale fu approvato dallo stesso vescovo il 31 maggio 1928.

1955 –  1955 ( costruzione terzo ordine)

Nel 1955 fu costruito un terzo ordine, per riproporre sulla facciata lo stesso modulo geometrico dell’interno absidale. Il manufatto rimase, però, incompiuto.

1984  (rifacimento copertura cappella Landolina)

Dopo l’estinzione della benemerita famiglia Landolina, per la morte dell’ultimo erede maschio, il marchese Giuseppe, avvenuta prematuramente nel 1889, e dell’ultima erede femmina, Francesca, nel 1949, la cappella versò in uno stato di progressivo abbandono, a cui si pose rimedio nel 1984 con la sostituzione della fatiscente copertura.

1986  (restauro decorazioni cappella Landolina)

Terminati i lavori per il rifacimento della copertura, si pensò ad un nuovo, integrale restauro delle decorazioni della cappella Landolina. Il lavoro fu affidato alla Ditta Ruta di Modica ed eseguito a partire dal 1986.

1986  (restauro dipinti cappella Landolina)

Il restauro delle quattro tele settecentesche poste a corredo delle pareti della cappella Landolina, raffiguranti Scene del Nuovo Testamento, fu affidato alla Ditta Platania di Catania ed eseguito contemporaneamente ai lavori di restauro.

1987 – 1988 (restauro leoni romanici)

Il 2 marzo 1987 i due leoni romanici, recuperati dalle macerie della omonima chiesa di Noto Antica e collocati, sin dai primi del Settecento, ai lati del portale principale, furono prelevati e trasferiti in un laboratorio specializzato di Ragusa, per porre rimedio alla condizione di avanzato deterioramento che, negli anni, si era determinata per effetto di fattori atmosferici, di interventi manutentivi impropri, della condotta inopportuna di alcuni giovani netini. Il 2 dicembre dello stesso anno furono consegnati restaurati alla chiesa del SS. Crocifisso e collocati all’interno della chiesa. Il 5 gennaio 1888, la cerimonia di inaugurazione della “Mostra del restauro dei leoni romanici” sottolineò l’importanza di un evento che assurgeva a simbolo di una rinnovata consapevolezza sulla necessità di attuare nuove strategie di restauro e di tutela delle opere d’arte presenti nella città di Noto.

1992  ( benedizione cappella Landolina)

I lavori per il completo restauro della cappella Landolina durarono quattro anni. Il 21 giugno 1992, giorno della festa del Corpus Domini, la cappella, corredata dalle quattro tele settecentesche restaurate, fu benedetta e riaperta ai fedeli.

XXI  (consolidamento strutturale intero bene)

Nei primi anni del ventunesimo secolo la chiesa fu sottoposta ad un’opera di consolidamento strutturale, che si realizzò mediante iniezioni di malta e cerchiatura dei pilastri. Nell’occasione si dovette procedere anche alla demolizione del terzo ordine della facciata, edificato negli anni cinquanta del Novecento e rimasto incompiuto, perché, a parere del Genio Civile, il manufatto esercitava un carico eccessivo sul basamento della parte anteriore della chiesa.

XXI – XXI (costruzione timpano)

Dopo la demolizione del terzo ordine, su indicazione della Soprintendenza, fu realizzato un coronamento della facciata con un timpano che evoca quello originario, documentato da alcune antiche foto.

2005  (confraternita carattere generale)

Nel 2005 si costituì nella chiesa del SS. Crocifisso, per iniziativa di un gruppo di signore, la confraternita della Beata Vergine Maria, ultima nata, tra le confraternite della città di Noto.

2008  (restauro organo)

Nel 2008 si è concluso il restauro dell’organo a canne a cura della ditta Cimino.

2012  (traslazione reliquia)

Il 10 marzo 2012, il baule ligneo settecentesco contenente le ossa del Beato Antonio Etiope (+ 1550), per lungo tempo custodito nella chiesa di S. Maria di Gesù, originariamente annessa al convento dei Minori Osservanti, è stato traslato nella chiesa del SS. Crocifisso e collocato, con rito solenne, nella navata destra, in prossimità dell’ingresso principale.

2012  (restauro scultura Cristo piagato)

Nel 2012 si è provveduto al restauro del Cristo Piagato, una scultura lignea che si ritiene proveniente da Noto Antica.


Architettura

La chiesa espone a sud il suo prospetto principale, che si presenta simmetrico e si articola su due diversi ordini. Con una superficie di circa 1400 metri quadrati, l’edificio è secondo, per estensione, solo alla cattedrale. La massa architettonica del manufatto è un riferimento percettivo per il territorio. La chiesa ha una valenza urbanistica che scaturisce dalla volontà iniziale di contenere la città nuova entro i margini del pianoro del colle Meti. Domina la piazza principale del pianoro, il cosiddetto piano alto, e fa da contrappeso alle architetture scenografiche che hanno reso interessante lo sviluppo urbano del pendio.

La cupola, in allineamento con quella della cattedrale, definisce con essa la direzione dell’asse trasversale nord-sud, che unifica i due reticoli della città. La lanterna della cupola è il punto più alto della città settecentesca. Il corpo dell’edificio ha uno sviluppo longitudinale.

Facciata
La facciata è piatta, interrotta da un corpo centrale che si spinge in antis. Un cornicione marcapiano definisce i due livelli di un prospetto che non presenta colonne, ma solo lesene e paraste. I capitelli delle paraste del primo ordine hanno un’impronta ionica, quelli del secondo ordine sono di tipo composito. Il portale d’ingresso ha un ordine gigante rispetto ai due ingressi delle navate laterali. I frontoni dei portali sono ad arco. L’arco del portale centrale è interrotto in prossimità della chiave da un cartiglio di pietra. Il secondo ordine presenta tre aperture corredate da balaustre. Quella centrale, murata, è impreziosita da decorazioni con volute e sormontata da un timpano triangolare. Le due aperture laterali sono sormontate da archi a tutto sesto. La facciata è coronata da un timpano triangolare che ne rafforza la simmetria. Il coronamento, di recente realizzazione, ha sostituito un terzo ordine preesistente rimasto incompiuto, risalente agli anni cinquanta del Novecento. Una delle due monofore del secondo ordine funge da torre campanaria.

Interno

L’interno è organizzato secondo una pianta a croce latina con:

  • tre navate;
  • cinque campate per ciascuna navata;
  • ampio transetto;
  • grande abside;
  • maestosa cupola centrale.

La navata principale è coperta da una volta a botte illuminata da grandi finestroni che conferiscono all’ambiente una notevole luminosità, elemento tipico del Barocco siciliano.

Le navate laterali ospitano numerosi altari marmorei e sono coperte da eleganti cupolini.

Sopra l’ingresso si trova una cantoria lignea con un pregevole organo ottocentesco, mentre nell’area presbiteriale è conservato un importante coro ligneo dello stesso periodo.


Opere d’arte principali

La chiesa custodisce uno dei patrimoni artistici più ricchi della città.

Croce Reliquiaria

Capolavoro del XVIII secolo realizzato in legno scolpito e dorato su disegno attribuito a Rosario Gagliardi ed eseguito nel 1746 dallo scultore Vincenzo Rotondo.

All’interno della reliquia sono custoditi i frammenti dell’antico Crocifisso proveniente da Noto Antica, oggetto di secolare venerazione.

Madonna della Neve (Madonna Bianca)

Straordinaria scultura marmorea del 1471 attribuita a Francesco Laurana, considerata uno dei massimi capolavori del Rinascimento presenti in Sicilia.

L’opera, proveniente anch’essa da Noto Antica, rappresenta una delle principali attrazioni artistiche della chiesa.

Cappella Landolina

Elegante cappella gentilizia caratterizzata da ricche decorazioni in stucco, affreschi e cromie delicate che contrastano con la sobrietà del resto dell’edificio.

Al suo interno è custodita la preziosa reliquia della Santa Spina, tradizionalmente ritenuta appartenente alla Corona di Cristo.

Ecce Homo

Pregevole busto ligneo cinquecentesco di autore ignoto, particolarmente venerato durante le celebrazioni della Settimana Santa.

Elementi di interesse

  • Seconda chiesa più grande di Noto dopo la Cattedrale.
  • Progettata dal celebre architetto Rosario Gagliardi.
  • Importante esempio del Barocco siciliano.
  • Custodisce opere rinascimentali e barocche di eccezionale valore.
  • Conserva reliquie provenienti dall’antica Noto distrutta nel terremoto del 1693.
  • Situata nel suggestivo Piano Alto della città, offre uno dei contesti urbani più affascinanti del centro storico.

Curiosità

Secondo la tradizione, l’antico Crocifisso conservato nella precedente chiesa di Noto Antica sarebbe stato dipinto da San Luca Evangelista. Sebbene tale attribuzione appartenga alla tradizione devozionale, il culto dell’immagine richiamò per secoli pellegrini provenienti da tutta la Sicilia.

I due leoni in pietra collocati oggi all’interno della chiesa sono reperti di epoca romana recuperati dall’antica città e costituiscono una rara testimonianza della storia precedente alla ricostruzione barocca.


Visita

La chiesa è facilmente raggiungibile dal centro storico di Noto e rappresenta una tappa fondamentale degli itinerari dedicati al Barocco della Val di Noto, patrimonio mondiale UNESCO.

La visita consente di ammirare non solo uno degli edifici religiosi più monumentali della città, ma anche importanti opere d’arte rinascimentali e barocche che raccontano la continuità storica tra Noto Antica e la città ricostruita dopo il terremoto.


Dati sintetici

  • Denominazione: Chiesa del Santissimo Crocifisso
  • Ubicazione: Piazza Mazzini, Noto (Siracusa)
  • Periodo di costruzione: XVIII secolo (dal 1715)
  • Architetto: Rosario Gagliardi (attribuzione)
  • Stile: Barocco siciliano
  • Pianta: Croce latina a tre navate
  • Elemento distintivo: Croce Reliquiaria con frammenti dell’antico Crocifisso di Noto Antica
  • Opera principale: Madonna della Neve di Francesco Laurana
  • Patrimonio UNESCO: Inserita nel contesto della città barocca di Noto, parte del sito seriale “Le città tardo barocche del Val di Noto”.